Affermative action pedagogy e hate speech

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Anna Paola Paiano

Abstract

Nel 2019 si può morire di insulti lapidati da parole digitate da utenti in rete che, dimentichi del peso della singola parola, hanno compiuto una scissione tra identità analogica e digitale attraverso il filtro dello schermo (Turkle, 1997) . 


Dinanzi a questo massacro linguistico dobbiamo attivare delle riflessioni attorno a dispositivi pedagogici in grado contrastare gli hate speech promuovendo processi di “rivoluzione gentile” basata su categorie cognitive e valoriali dimenticate: libertà, gentilezza e dono.


Ci troviamo di fronte a un pericoloso scorrere di eventi narrati e commentati con parole, mal scritte e piene di livore e di violenza ed è per questo che dobbiamo ridefinire lo stile con cui si parla in rete e diffondere l'attitudine positiva della scelta di parole con cura e consapevolezza, perchè le parole sono importanti.


Qui si vuole presentare una piattaforma pedagogica teorico-pratica al fine di aumentare il livello di consapevolezza nei confronti di quanto si dichiara sui social media e a veicolare i messaggi in maniera appropriata promuovendo un dibattito che utilizzi un linguaggio rispettoso e non ostile, evitando che la rete possa diventare una zona franca dove tutto è permesso ed educando le comunità di riferimento a una responsabilità intesa levinasianamente, ricordando che gli insulti non sono argomentazioni, come dichiarato ne “Il Manifesto della comunicazione non ostile per la politica” e pertanto si deve cominciare a migliorare il livello del dibattito pubblico.


Si reputa dunque necessario sviluppare riflessioni di natura pedagogica orientate alla formazione di donne e uomini il cui obiettivo primario sia quello di prevenire e contrastare l’incitamento all’odio, alla violenza e all’intolleranza.

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Sezione
ExOrdium