Discorsi pubblici sul lavoro: fonti narrative dall’alto valore pedagogico-sociale

##plugins.themes.bootstrap3.article.main##

Daniela Dato

Abstract

Esiste una etnografia ed una antropologia del lavoro e delle organizzazioni che è passata e passa attraverso parole e i discorsi?


È possibile dall’analisi del discorso pubblico sul lavoro estrapolare una sua narrazione per delineare una idea di lavoro non solo agita e svolta ma anche raccontata, immaginata, desiderata e soprattutto educante?


Carta stampata, produzione divulgativa, scientifica e politica possono essere considerate fonti importantissime per costruire un discorso sul lavoro ed una “pedagogia popolare” e di buon senso ad esso connessa nella consapevolezza che la narrazione è strumento insieme storico e metabletico che contribuisce allo sviluppo individuale e collettivo.


Le parole e i discorsi sono cornici epistemologiche e sguardi sul mondo hanno un legame con le cose. La parola non è solo un segno, essa è anche un’immagine. La parola ha in sé, in qualche modo enigmatico, un legame con ciò che essa rappresenta. Le parole hanno perciò anche il potere di produrre trasformazioni, di cambiare il mondo, il modo di vederlo e di rappresentarlo. Anche Foucault aveva scritto che le parole sono codici fondamentali alla base di una cultura e influenzano l’esperienza e il pensiero.


Parole e discorsi sul lavoro, pronunciati e scritti, allora, si configurano come una meta-narrazione e possono contribuire a disegnare e disseminare una storia inedita, alternativa, parallela.


Anche una storia della pedagogia del lavoro puntinata di teorie, modelli, metodi ma anche di storie, di discorsi di intellettuali, sindacalisti, studiosi, personaggi di spicco, imprenditori che hanno dedicato la loro vita alla causa di un lavoro dignitoso e buono.


Si pensi, solo a titolo esemplificativo, ai discorsi di di Vittorio, di Adriano Olivetti, alle encicliche dei diversi papi che si sono succeduti nella storia, ai tanti aforismi e discorsi pronunciati da grandi imprenditori come Cucinelli, Steve Jobs ecc. che, a diverso titolo, hanno contribuito a costruire una idea di lavoro che nei secoli si è profondamente trasformata.


A partire da tali riflessioni il contributo intende mettere in evidenza il bagaglio di asset intangibili e l’implicito educativo depositato in alcuni esemplari passaggi narrativi sul lavoro che hanno contribuito a costruire storie collettive e produrre un senso condiviso, a dare una specifica identità al lavoro e a proporre una sua diffusa rappresentazione dall' alto valore pedagogico-sociale.

##plugins.themes.bootstrap3.article.details##

Sezione
Saggi