Progettare la promozione della lettura: uno studio di caso

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Agnese Federico

Abstract

“La missione dei bibliotecari consiste nel migliorare la società facilitando la creazione di conoscenza nelle comunità di riferimento”. Così il biblioteconomista David Lankes (2011/2014) riassume il compito della biblioteca pubblica nella società contemporanea. Si tratta di una definizione che mette in primo piano lo scambio delle informazioni più che la loro conservazione, o, ancor meglio, collega la garanzia d’accesso all’informazione al coinvolgimento della comunità nel riutilizzo creativo dell’informazione stessa. Non è un compito nuovo per la biblioteca, ma si tratta di un ruolo che ha assunto alcune caratteristiche inedite sulla scia dell’espansione delle tecnologie digitali dell’informazione e della comunicazione. La novità si può cogliere meglio se si accosta alla definizione di Lankes la riflessione di Henry Jenkins (2009/2010) riguardo alla “cultura partecipativa”, la cui caratteristica principale è proprio quella di consentire la collaborazione degli “utenti” alla generazione e alla diffusione dell’informazione. «La cultura partecipativa permette di spostare il focus della costruzione delle competenze dall’espressione individuale al coinvolgimento della società» (Jenkins, 2009/2010, p. 60) e in questo senso la dimensione sociale oltrepassa la distribuzione dei contenuti mediali per investire le modalità stesse attraverso cui i significati emergono in maniera collaborativa. Se si considera la cultura non come un patrimonio consolidato da trasmettere ma piuttosto come un «“sistema” di pratiche e conoscenze condivise, risultato di un’interazione […] che si costruisce attraverso le relazioni» e che proprio per questo motivo diventa “patrimonio comune e fattore di identità collettiva e di coesione sociale”, allora si può parlare con Giovanni Solimine (2016, p. 23) della biblioteca come «centro di un ecosistema di relazioni» (Solimine, 2016, p. 28). La biblioteca può rispondere alle sfide della società contemporanea a un duplice livello: da una parte creando le condizioni per garantire un equo accesso all’informazione (International Federation of Library Associations and Institutions [IFLA], 2014), dall’altra mantenendo un luogo fisico d’incontro e di costruzione della cittadinanza (Agnoli, 2014). È individuabile infatti un punto di equilibrio tra funzione documentaria e funzione sociale che è esemplificato dalla definizione di Antonella Agnoli della biblioteca come “piazza del sapere” (Agnoli, 2009). Questo nuovo assetto della biblioteca è caratterizzato dal ripensamento degli spazi e dei servizi in un’ottica inclusiva e differenziata, centrati sull’utente non nel senso di una risposta consumistica ai bisogni bensì con la finalità di stimolare consapevolezza attraverso la partecipazione. È dunque secondo quest’ottica che la biblioteca si configura come nodo di una rete di collaborazioni e scambi che promuove lo sviluppo delle competenze di literacy per tutti i membri della comunità. La literacy, oltre ad essere di per se stessa un diritto (European Literacy Policy Network [ELINET], 2016), rappresenta anche la chiave per aver accesso a tutti gli altri diritti, perché rende possibile lo sviluppo delle proprie potenzialità di espressione, di interazione e di partecipazione. Ed è proprio la dimensione trasformativa ed emancipativa della literacy, esplicitata in ambito internazionale a partire dagli anni ’70 sulla spinta della teoria della coscientizzazione di Paulo Freire (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization [UNESCO], 2006), che permette di configurare la literacy come “bene comune”.Promuovere le competenze di lettura, significa favorire e garantire il benessere e il progresso umano attraverso l’accesso alla conoscenza. La modalità con cui le biblioteche possono sostenere questo sviluppo consiste nel mettere in relazione la prospettiva locale a quella globale, e ciò è possibile collegando la molteplicità di bisogni che emerge all’interno di una determinata comunità alla realizzazione di un diritto universale.

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Opera prima