An urban pedagogy or the implicit pedagogy of urban spaces

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Annalisa Quinto

Abstract

La città narra e le sue architetture possono raccontare delle loro funzioni, di ricchezza, potenza e sacralità, ma possono anche raccontare di violenza e paura, di logiche di potere, discriminazione e negazione. Trasmettono informazioni, messaggi impliciti che mimetizzandosi plasmano e formano dando vita a quella “potenza di condizionamento” o “influenza incosciente dell’ambiente” che significa pervasività, performatività o educazione. Le città, allora, sono potenzialmente educative, ma possono essere anche diseducative quando al servizio di logiche antidemocratiche e antieducative. Possono impoverire, trasmettere messaggi di odio, violenza e discriminazione colonizzando le menti e ostacolando il pensiero riflessivo e creativo. Lo spazio, quindi, come “operatore pedagogico” che, sulla scia di una pedagogia foucaultiana, è in grado di influenzare il processo educativo a partire da quegli impliciti pedagogici che si insinuano nel costruito rendendolo quotidiano portavoce di ideologie.

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Sezione
ExOrdium