MeTis è una rivista internazionale di Pedagogia, Didattica e Scienze della Formazione Open Access, il cui intento è promuovere l’apertura del mondo della formazione alle suggestioni, alle contaminazioni, al meticciamento, alle ibridazioni con tutte le scienze dell’uomo che ne possano allargare gli orizzonti di riflessione e problematizzazione, di sapere e azione, di scelta e di orientamento.

Economia e pedagogia: le ragioni del dialogo

2020-01-16

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È possibile, in una fase storica che vede il predominio delle logiche neoliberiste, scoprire un legame generativo e trasformativo tra pedagogia, economia ed educazione?

Per ripensare e costruire un terreno di incontro e confronto tra spazio economico e spazio educativo, la call invita la comunità pedagogica ad offrire il suo contributo per pensare, ideare, approfondire, confrontare teorie e prassi riferite al rapporto tra pedagogia ed economia.

Scadenze:

Presentazione abstract: 10 Luglio, 2020.

Submission articoli: 30 Ottobre, 2020.

Pubblicazione: Dicembre, 2020.

Potere e seduzione dei media: rivoluzione o involuzione educativa?

2019-12-04

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I nuovi scenari mediatici hanno complessificato il loro "mandato", diventando, contemporaneamente, strumento di democratizzazione e manipolazione dell’opinione pubblica, al punto di rendere difficile individuare il confine tra condizionamento e libertà di pensiero e di scelta.

Scadenze:
Presentazione abstract: 08 gennaio, 2020
Submission articoli: 30 aprile 2020
Pubblicazione: Giugno 2020

V. 9 N. 2 (2019): I discorsi d'odio come problema pedagogico emergente

“Le parole sono pietre, possono essere pallottole. Bisogna saper pesare il peso delle parole e soprattutto far cessare il vento d’odio che è veramente atroce. Lo si sente palpabile attorno a noi” (Camilleri).

 

È il paradosso, quello icasticamente descritto da Camilleri, di un “immateriale e invisibile palpabile”, di un “quid” fatto della stessa sostanza di ciò che ci mantiene in vita – l’aria che respiriamo – e che, però, può arrivare a uccidere. Spingendo giovani fragili a decidere di mettere fine alla propria vita; abbandonando donne, bambini e adulti alla deriva in balia delle onde; trasformando la libertà di parola in “libertà di uccidere”, di ferire, di offendere e accusare; rispondendo con la violenza alla violenza della parola, del pregiudizio, dello stereotipo ghettizzante, della forzata e forzosa tolleranza, della paura subita e agita.

Non è solo una questione di odio razziale, xenofobo, etnocentrico. È un problema di istigazione all’odio contro la “differenza”, che si caratterizza per l’utilizzo di espressioni che diffondono, incitano, promuovono e sostengono rappresentazioni riduttive e denigranti. Al punto che il rischio imperante è l’abitudine all’odio, l’assuefazione alla “banalità del male” e all’ingiuria.

Si tratta, allora, del rischio di abbandonare uomini e donne a una formazione – cognitiva, emotiva ed etica – collerica e intollerante, ad una strutturazione di mappe mentali che dell’odio facciano lo stile per connettere mondo interno e mondo esterno. Una connessione che poggia sulla paura dell’altro, sulla fragilità dell’essere umani, sulla ambivalente e contraddittoria moltiplicazione di spazi e strumenti di comunicazione.

È, quello dei discorsi d’odio, un tema caldo, al centro, ormai, di studi accademici e di dibattiti sui media che hanno portato il Dipartimento della Gioventù e del Servizio civile nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri a istituire un Movimento contro l’istigazione all’odio. Offriamo questo tema alla riflessione della comunità scientifica e pedagogica, che potrà produrre piste di ricerca teorica e prassica in merito alla formazione della donna e dell’uomo. 

Pubblicato: 2020-01-02

Riconoscere l'odio per progettare un mondo migliore

Giuseppe Annacontini, Barbara De Serio

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