La pedagogia bianca e il "piacere imposto". La trasgressione giovanile di fronte alla "cancel culture"
Contenuto principale dell'articolo
Abstract
Sulla scorta di un approccio euristico e metodologico di derivazione problematicista, il contributo intende avviare una riflessione intorno alla dialettica tra le molteplici espressioni della “cancel culture” e la funzione (sociale e biologica) dell’esperienza educativa, in relazione alle modalità esperienziali della trasgressione giovanile oggi. In particolare, l’ipotesi è che in Occidente l’educazione degli ultimi decenni abbia contribuito, grazie alle forme più sottilmente violente della pedagogia bianca, a diffondere una cultura che, se da un lato ha funzionato come dispositivo di emancipazione autenticamente inattuale (Bertin) e in vitale conflitto con la gabbia delle retrotopie che può rinchiudere la riflessione pedagogica, ha poi imposto e prescritto il principio di piacere e il godimento. Dunque, la “cancel culture” risulterebbe in linea con l’epistemologia del pensiero disgiuntivo radicata nella tradizione metafisica della civiltà occidentale e che sottomette tout court gli istinti a uno spirito trascendente, con esiti tendenzialmente moralistici.
Dettagli dell'articolo

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.