Il tessuto invisibile del mondo: un bene comune da salvaguardare Arte simbolica e pedagogia immaginale

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Paolo Mottana Barioglio Marina

Abstract

Partendo dal riconoscimento del valore epistemico, educativo, connettivo e trasformativo delle immagini simboliche e dell’immaginazione creatrice, mai completamente tramontato nella nostra tradizione filosofica e rilanciato a partire dal secolo scorso (Bachelard, Jung, Hillmann, Corbin, Durand, Wunenburger), il saggio si propone di mostrare come la visione del mondo come organismo unitario cui le nostre sorti sono strettamente legate grazie a una trama di connessioni simboliche invisibili, sopravvive e continuamente si rinnova nelle diverse forme dell’operatività artistica (poesia, pittura, scultura, arti, filmiche musicali). Da questo punto di vista al di là di ogni differenza, al di là di ogni scissione, al di là di ogni schieramento, al di là di ogni ideologia o credo religioso le immagini simboliche devono essere considerate a pieno titolo un “bene comune” a tutta l’umanità in quanto sostrato collettivo mitico-archetipico cui la nostra personale esistenza partecipa e si radica. Un tessuto simbolico invisibile capace di riconnettere ciò che il pensiero dualistico ha separato (spirito e materia, maschile e femminile, mente e corpo, individuale e collettivo, visibile invisibile). Avvertire queste connessioni profonde, e il senso di appartenenza e responsabilità nei confronti di tutto ciò che ci circonda che ne deriva, oggi è rimasta prerogativa del mistico, del poeta, dell’artista, del sognatore cui in virtù di una particolare disciplina è consentito l’accesso al regno dell’immaginazione, al mundus imaginalis (Corbin, 2002). Malgrado la cultura e l’educazione contemporanee non riservino particolare attenzione alla cura della facoltà immaginativa secondo l’approccio della Pedagogia immaginale (Mottana, 2004) la sensibilità simbolica, che consente l’accesso a quel luogo collettivo, è un bene comune che può essere sollecitato, risvegliato, coltivato proprio grazie alla mediazione di quel bacino di opere dell’immaginazione creatrice che l’arte simbolica ha generato nei secoli e che ancora oggi, per quanto affaticata e spesso non valorizzata dal “mercato”, non rinuncia a offrici. La seconda parte del saggio sarà perciò dedicata alla presentazione dell’approccio e della pratica educativa della pedagogia immaginale che, in questo contesto, può essere considerata una azione politica, una operazione culturale di tutela e salvaguardia di una fonte di sapere collettivo affettivo, partecipativo, raro e prezioso cui l’umanità intera appartiene.

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Sezione
Saggi