Altruismo e altruità Appunti pedagogici sul bene comune

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Daniela Dato

Abstract

Nell’epoca del neoliberismo egoistico ed edonistico il concetto stesso di bene comune è a rischio. Per tutelarlo e ripensarlo occorre ripartire da una logica della vita e dell’umanità che si fondino su un’etica della comprensione e della prossimità. A partire dai più recenti rapporti e studi internazionali sui temi dello sviluppo e del benessere che sembrano sempre più prendere le distanze da una idea di ricchezza materiale, è proprio nel concetto di prossimità, di relianza che, crediamo, vadano rintracciati quei beni comuni ineludibili che rappresentano, poi, una sorta di precondizione alla creazione e salvaguardia di una cultura stessa del bene comune. Perché nella prossimità, nella riappropriazione del valore spirituale, politico e pratico della vicinanza è forse possibile rintracciare i capisaldi – generativi e tras-formativi – di una via pedagogica verso il riconoscimento e la salvaguardia dei beni comuni stessi. In tale prospettiva, il contributo intende offrire spunti di riflessione sul ruolo che l’altruismo può giocare come valore condiviso, come bene comune. Si tratta di “appunti pedagogici” che tracciano il profilo di un altruismo come competenza cognitiva, oltre che emotiva, come postura di un pensiero aperto all’incontro, al dialogo, alla condivisione. Esso rappresenta, allora, “una morale Laica del rapporto con l’altro”, “una forma di lealtà razionale”, ciò che Kourilsky (2013) ha definito altruità, l’«impegno intenzionale ad agire per la libertà altrui» (p. 3). È un concetto, dunque, che va oltre il più semplice, seppur importante, costrutto di altruismo ed empatia come capacità di provare emozione per e con gli altri e compiere azioni di generosità, per connotarsi come più complessa “difesa della libertà altrui” che prescinda dal vantaggio personale che essa possa arrecare. L’altruismo è qui un costrutto che si fonda sull’alchimia di logos ed eros, sulla coniugazione e integrazione di competenze cognitive ed emotive legate alla capacità di ri-conoscere, di prestare attenzione, di comprendere e rispettare l’essere parte di un tutto. Esso si fa bene comune a partire dall’esigenza di «superare la crisi con una salda e massiccia riorganizzazione delle forze protese a recuperare la potenzialità etica della ragione, effettuata mediante una chiara e vigorosa progettazione individuale e collettiva, ancorata al presente ma protesa al futuro» (Bertin & Contini, 2004, p. 96). Perché, come ha ben indicato Latouche (2009) «il dopo-sviluppo sarà necessariamente plurale» (p. 121) ovvero legato a una crescita collettiva attivata da soggettività sociali intese come nuove forme di protagonismo nella costruzione delle relazioni interpersonali agite sia a livello di singolarità che di comunità. Soggettività che dovranno saper cogliere e capitalizzare la «vera ricchezza nel dispiegamento delle relazioni vitali conviviali» (Latouche, 2009, p. 121), il vero bene comune.

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Sezione
Saggi