Oltre la tirannia della prestazione: professare l'impegno, umanizzare pedagogicamente l'Università

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Paola Martino

Abstract

Fortemente vincolata al mondo delle imprese, l’università della prestazione sembra ridurre la sua missione a un processo di traduzione della conoscenza in competenze professionali (Bellofiore, Vertova, 2018). Una visione funzionalistica, utilitaristica, efficentista sostiene e nutre l’istituzione universitaria, che sembra non sfuggire alla governamentalizzazione imprenditoriale della conoscenza (Paltrinieri, 2016; Pinto, 2019), che appare, sia dal lato formativo che della ricerca scientifica, schiacciata  dalla ‘vision’ per-formante, manageriale e quantocentrica dell’ordine economico neoliberista (Mauro, 2017). Rinunciando  al derridariano impegno dichiarativo per un’università senza condizioni, confinando ai bordi della sua discorsività e delle sue prassi la dissidente professione di verità (Derrida, Rovatti, 2002), l’accademia finisce per divenire luogo di malessere e ‘disumanizzazione’. Muovendo da queste premesse, il contributo intende ricentralizzare il volto della persona umana come «promessa di realizzazione creatrice» (Zambrano, 2008, p. 100); riproblematizzare pedagogicamente una visione del docente universitario come essere vocato-destinato – e non meramente occupato-impiegato –  in grado di farsi aurora e promuovere, attraverso la relazione e il debordare dal mero sapere nell’impegno della responsabilità, una visione dell’insegnamento come afferramento della realtà, intervento sul mondo (Freire, 2014).

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Sezione
Miscellanea

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