Isadora Duncan sapeva essere icastica, con il corpo come con le parole. E celebre è rimasta, pare, una sua voce: "Se potessi 'dire' che cosa significa, non avrei bisogno di 'danzarlo'" . Bateson, esperto di "cornici dai bordi taglienti", ha ripreso questa apertura sul "non dicibile" per parlare di quanto, nei linguaggi, si pone su quel piano che separa conscio e inconscio epistemologico.
Proprio questa dinamica tra detto e non-dicibile segna la differenza tra i generi di traduzione del pensiero (letterario, iconico, musicale, mimico gestuale e via dicendo) che, per vie diverse, narrano aspetti della vita che non possono essere completamente esplicitati mentre, allo stesso tempo, non possono non essere comunicati. I linguaggi, ciascuno per propria vocazione, 'possono' esprimere l'indicibile "per altri linguaggi" ed è questa la sfida che la presente call intende porre.
La sfida è integrare il saggismo, l'argomentazione scientifica classica del pensare pedagogico e didattico, attraverso l'uso di altre forme di organizzazione del pensiero: che ne è del non detto e del non dicibile attraverso la parola scritta? Di quanto eccede i limiti materiali dello scrivere saggista? Quanto siamo disposti a investire per indagare questa apertura di senso al fine di non lasciarla andare alla deriva e così perdersi "ai margine del discorso" . Se ordinariamente il pedagogista è riconosciuto dalla comunità scientifica in quanto ha prodotto saggistica pedagogica, è possibile pensare che esso sia tale anche quando, ad esempio, dipinga, poeti, fotografi, danzi di pedagogia?
Pubblicato: 2017-12-09