Barbarus hic ego sum. Lo sguardo reciproco e la "narrazione triste" dell'alterità da Ovidio Peregrinus a Ndjock Ngana

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Dalila D'Alfonso

Abstract

La Letteratura Italiana della Migrazione ci racconta oggi, in un clima di rapporti con le alterità violenti e dolorosi, lo sradicamento dell’individuo migrante, la “dismatria” narrata, oltre duemila anni fa, dal poeta latino Ovidio, exul e peregrinus. Il “diario ovidiano” (Tristia, Epistulae ex Ponto) e le narrazioni migranti dei nostri giorni descrivono la delusione e le paure dell’uomo straniero, vittima di una crisi identitaria in cui centrale è il rapporto con l’altro, il diver-so, l’hostis. Lo sguardo dell’Alterità è reciproco, è lo sguardo diffi-dente di chi arriva e carico di pregiudizi di chi accoglie: voci-esuli come quella Ndjock Ngana, autore di Foglie vive calpestate (1989) e Nhindo Nero (1994), ci raccontano ancora tutto questo.

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Sezione
ExOrdium