“Interculture Postdigitali” e “assemblaggi sociomateriali”: la “musica dei maranza” tra agency, tecnologia e presa di parola

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Davide Zoletto
Stefano Pasta

Abstract

La ricerca interculturale ha progressivamente superato letture meramente culturaliste per adottare approcci attenti alla complessità, all'intersezionalità e alla superdiversità. Questa prospettiva si è intrecciata con gli studi di media education, riconoscendo che la complessità socioculturale e linguistica si sviluppa in un ecosistema postdigitale e i processi di diversificazione, marginalizzazione ed emancipazione sono profondamente mediati dalle tecnologie. Da questo intreccio nasce il campo delle Interculture Postdigitali. Tale prospettiva dialoga in questo articolo con gli Science and Technology Studies (STS), che evidenziano il carattere coevolutivo delle relazioni tra innovazione tecnologica, contesti socioculturali ed educativi, mettendo in luce i margini di agency. In questo quadro, il saggio interpreta le forme contemporanee di soggettivazione giovanile attraverso il caso della cosiddetta "musica dei maranza", sviluppatasi nelle periferie urbane e caratterizzata da una forte presenza di giovani con background migratorio . Le pratiche musicali vengono analizzate come esito di specifici “assemblaggi sociomateriali” che intrecciano soggetti, piattaforme digitali, algoritmi, smartphone, software di produzione musicale e repertori culturali transnazionali. L'approccio proposto supera tanto il determinismo tecnologico quanto una lettura esclusivamente culturalista della trap, mostrando come la figura del maranza emerga quale soggettività situata e relazionale, prodotta dall'interazione tra pratiche culturali, infrastrutture digitali e dinamiche di riconoscimento e stigmatizzazione.

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Sezione
Saggi

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